Per due settimane l’attenzione dell'Italia sarà catalizzata dagli internazionali di tennis.
Non è la copertura mediatica di un evento che dà valore alla nostra umanità (come invece ci stanno abituando certe dinamiche social, come pure i reality o i talk show), ma è sempre il valore intrinseco dell’umano ad esigere la copertura mediatica.
C'è un campo, quello del valore umano, che andrebbe sempre premiato, comunicato e condiviso al di là delle logiche del mercato, dell’intrattenimento fine a se stesso e che spesso è intenzionalmente ignorato, pur essendo la buona notizia che tutti desideriamo, ma che ci stiamo disabituando ad apprezzare. (Antonio Scrima, presidente regionale Aiart Marche)
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Viviamo in un tempo in cui sembra che il valore delle persone dipenda dalla loro esposizione. Se un fatto non diventa virale, se una storia non entra nei trend, se un volto non conquista spazio nei talk show o nei reality, allora rischia di apparire irrilevante. È una delle grandi illusioni del nostro presente: credere che sia la copertura mediatica a dare valore all’umano. Ma la verità è esattamente opposta.
L’essere umano possiede un valore intrinseco che esiste prima di ogni telecamera, prima di ogni algoritmo, prima di ogni consenso pubblico. La comunicazione dovrebbe nascere proprio da qui: dal riconoscimento di ciò che merita attenzione perché autenticamente umano, non perché economicamente redditizio o emotivamente spettacolare (basti pensare all’imperversante caso Garlasco, con risvolti inquietanti non soltanto dal punto di vista processuale e investigativo, ma soprattutto da quello comunicativo. Dove il luogo istituzionale del processo, il tribunale, sembra addirittura accidentale rispeto a quello cross-mediale).
Eppure, troppo spesso, il sistema mediatico premia ciò che divide, scandalizza o intrattiene superficialmente. La sofferenza diventa spettacolo, il conflitto genera audience, l’eccesso cattura clic. Nel frattempo, rimangono ai margini le storie silenziose di dedizione, solidarietà, coraggio quotidiano, educazione, cura e responsabilità. Sono realtà meno rumorose, ma infinitamente più necessarie.
Esiste infatti un campo fondamentale che dovrebbe essere sempre valorizzato: quello del bene umano condiviso. Le esperienze che costruiscono comunità, che restituiscono dignità, che insegnano il rispetto, che alimentano speranza. Non si tratta di ingenuità o buonismo, ma di una precisa responsabilità culturale. Una società che smette di raccontare il bene finisce lentamente per non riconoscerlo più.
La vera emergenza non è la mancanza di buone notizie, ma la nostra crescente disabitudine a cercarle e a considerarle interessanti. Ci siamo allenati a reagire allo shock più che alla profondità, alla provocazione più che al significato. Eppure, dentro ogni persona rimane viva una domanda di autenticità, di esempi credibili, di umanità vera.
Per questo comunicare il valore umano oggi è quasi un atto controcorrente. Significa sottrarre spazio alla logica del consumo emotivo per restituirlo alla dignità delle persone. Significa ricordare che alcune storie meritano di essere raccontate non perché “funzionano”, ma perché aiutano una comunità a diventare più consapevole, più unita, più umana.
La comunicazione migliore non crea artificialmente valore: lo riconosce, lo custodisce e lo condivide.
Sarà questo il match point decisivo da mettere a segno per vivere appieno il nostro impegno di cittadini mediali.
(Lorenzo Lattanzi, vicepresidente nazionale Aiart)
